Pasqua all'insegna del maltempo in Calabria. Tutta la regione è interessata da piogge e vento e da un brusco abbassamento delle temperature che stamani sono attestate intorno ai 10 gradi, con punte minime di zero gradi sulla Sila dove in mattinata ha brevemente nevicato. A Botte Donato, il manto è di un metro e mezzo e gli impianti sciistici sono aperti. Poco traffico sull'autostrada Salerno-Reggio Calabria e le principali strade della regione. Una distesa di pini tutti ricoperti di bianco una cornice da fermare nel tempo, la bella calabria e anche questo.
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domenica 8 aprile 2012
LA BELLA SILA DA IL BUONGIORNO ALLA CALABRIA CON UN BEL MANTO DI NEVE.
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sabato 24 marzo 2012
GLI CHALET IN LEGNO DI SILVANA MANSIO, UNO DEI POSTI PIU' INCANTEVOLI E MAGICI DELLA SILA.
Silvana Mansio e' uno dei posti piu' incantevolui dell'altopiano silano, in Calabria, adagiata a 1.470 metri di altitudine una piccola e graziosa localita' turistica, dai piccolii chalet di montagna tutti completamenti in legno. Silvana Mansio nasce in un epoca romana come una stazione di sosta lungo l'antica "strada degli eserciti" che univa i due golfi, quello di Sibari e Lamezia, tagliando proprio le montagne della Sila. Essa si trova nel cuore del Parco Nazionale della Sila, prima stazione di birdwatching della Calabria. Posta a pochi km tra le due localita' piu' rinomate della Sila, Lorica e Camigliatello, Silvana Mansio e' il posto ideale per chi ama sciare e vivere in montagna nell'immensa tranquillita' delle montagne, magari in un comodissimo chalet di legno, ed inoltre la sua vicina presenza dei laghi, Cecita ed Arvo, rendono la localita', un'ottima localita' turistica sia invernale che estiva, sfruttando appunto la presenza dei due bacini idrici. C'e' da dire inoltre che la sua scarsa presenza di Hotel e residence, sfrutta il suo soggiorno nelle graziose baite di legno, che preservano una location tra le piu' suggestive e selvagge di tutto il meridione d'Italia e magari la presenza di Hotel, avrebbe certamente snaturato l'essenza stessa della vacanza fatata tra le fitte foreste di Silvana Mansio.
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domenica 14 agosto 2011
EQUITALIA IN CALABRIA SOVRASTA LE AZIENDE.
Oggigiorno una dura realta' che afflige il mezzogiorno, specialmente la Calabria, e il soffocamento di Equitalia contro le aziende , un triste "paradosso", come afferma il presidente degli edili Calabresi Francesco Cava a duro conflitto esistenziale in una terra che ha voglia di crescere cercando di superare qualsiasi ostacolo. Il rappresentante parla di aziende sane, che pur vincendo appalti pubblici e vantando crediti miilionari.
Cittadini onesti, che lavorano per la pubblica amministrazione, che quindi non possono “nemmeno” evadere le tasse e che spesso vivono solo del proprio stipendio: 1.500/2.000 euro se va bene. Mica quelli che dichiarano 25mila euro all’anno e poi tengono la barca ormeggiata a Cetraro. Sono famiglie che fanno i salti mortali per pagare le rata del mutuo della casa e la rata dell’auto per poi vedersela bloccare perché dieci anni prima non hanno pagato la bolletta dell’acqua. Sull’avviso di notifica c’è scritto Equitalia spa. La cartella arriva sotto Natale, insieme alla tredicesima. Geniale.
Succede in Calabria. Veramente succede in tutta Italia. Ma da queste parti – terra di perenne crisi e sottosviluppo – pesa come un macigno sulla già rachitica economia. Andando a colpire uno dei pochi settori – l’edilizia – che fino a poco tempo fa creava un minimo di ricchezza. Ne sa qualcosa Francesco Cava, che oltre a essere presidente di Ance Calabria lavora nel settore delle costruzioni.
Alla fine di giugno, insieme al presidente degli edili cosentini Natale Mazzuca, aveva chiesto al presidente della Regione Giuseppe Scopelliti la certificazione dei crediti vantati dalle imprese nei confronti degli enti locali e l’istituzione di fondi vincolati destinati a sanare la situazione di notevole disagio che vivono da tempo diverse imprese. Gli edili si sarebbero accontentati anche di un apposito credito d’imposta che consentisse alle imprese di compensare i debiti maturati nei confronti degli istituti previdenziali e assistenziali. E di Equitalia spa, ovviamente. Fino a oggi non hanno ottenuto niente.
Erano soluzioni studiate nel tentativo di risolvere un caso emblematico. Quello del consorzio di bonifica della piana di Sibari e della media valle del Crati: 40 imprese della provincia di Cosenza che hanno costruito impianti di irrigazione tuttora funzionanti, eseguito la manutenzione delle reti scolanti e bonificato pantani per un ammontare di oltre 25 milioni di euro ma che non sono mai state pagate. Ce n’è qualcuna che vanta crediti vecchi di 18 anni. Altre hanno dovuto affrontare pignoramenti, pagare interessi alle banche e interessi di mora mostruosi a Equitalia spa. Altre ancora «sono finite sotto strozzo o sono addirittura fallite», racconta con amarezza il presidente di Ance Cosenza Natale Mazzuca. «E non abbiamo ottenuto nulla», puntualizza.
Pare che il problema sia la mancanza di fondi. «Già – osserva Cava – siamo ancora al punto di partenza. A settembre cercheremo di trovare una soluzione con l’assessore». Per ora l’unico risultato è un misero protocollo d’intesa. L’hanno firmato Ance Calabria e Fincalabra spa, società finanziaria per lo sviluppo economico della regione, attraverso i rispettivi presidenti Francesco Cava e Umberto De Rose. L’accordo è finalizzato a individuare soluzioni che possano accelerare il sistema dei pagamenti e a istituire un fondo per garantire l’affidamento bancario alle imprese in difficoltà finanziaria. Una goccia nel mare. I numeri forniti da Cava fanno paura: le imprese edili calabresi muovono qualcosa come 2 miliardi di euro.
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Cittadini onesti, che lavorano per la pubblica amministrazione, che quindi non possono “nemmeno” evadere le tasse e che spesso vivono solo del proprio stipendio: 1.500/2.000 euro se va bene. Mica quelli che dichiarano 25mila euro all’anno e poi tengono la barca ormeggiata a Cetraro. Sono famiglie che fanno i salti mortali per pagare le rata del mutuo della casa e la rata dell’auto per poi vedersela bloccare perché dieci anni prima non hanno pagato la bolletta dell’acqua. Sull’avviso di notifica c’è scritto Equitalia spa. La cartella arriva sotto Natale, insieme alla tredicesima. Geniale.
Succede in Calabria. Veramente succede in tutta Italia. Ma da queste parti – terra di perenne crisi e sottosviluppo – pesa come un macigno sulla già rachitica economia. Andando a colpire uno dei pochi settori – l’edilizia – che fino a poco tempo fa creava un minimo di ricchezza. Ne sa qualcosa Francesco Cava, che oltre a essere presidente di Ance Calabria lavora nel settore delle costruzioni.
Alla fine di giugno, insieme al presidente degli edili cosentini Natale Mazzuca, aveva chiesto al presidente della Regione Giuseppe Scopelliti la certificazione dei crediti vantati dalle imprese nei confronti degli enti locali e l’istituzione di fondi vincolati destinati a sanare la situazione di notevole disagio che vivono da tempo diverse imprese. Gli edili si sarebbero accontentati anche di un apposito credito d’imposta che consentisse alle imprese di compensare i debiti maturati nei confronti degli istituti previdenziali e assistenziali. E di Equitalia spa, ovviamente. Fino a oggi non hanno ottenuto niente.
Erano soluzioni studiate nel tentativo di risolvere un caso emblematico. Quello del consorzio di bonifica della piana di Sibari e della media valle del Crati: 40 imprese della provincia di Cosenza che hanno costruito impianti di irrigazione tuttora funzionanti, eseguito la manutenzione delle reti scolanti e bonificato pantani per un ammontare di oltre 25 milioni di euro ma che non sono mai state pagate. Ce n’è qualcuna che vanta crediti vecchi di 18 anni. Altre hanno dovuto affrontare pignoramenti, pagare interessi alle banche e interessi di mora mostruosi a Equitalia spa. Altre ancora «sono finite sotto strozzo o sono addirittura fallite», racconta con amarezza il presidente di Ance Cosenza Natale Mazzuca. «E non abbiamo ottenuto nulla», puntualizza.
Pare che il problema sia la mancanza di fondi. «Già – osserva Cava – siamo ancora al punto di partenza. A settembre cercheremo di trovare una soluzione con l’assessore». Per ora l’unico risultato è un misero protocollo d’intesa. L’hanno firmato Ance Calabria e Fincalabra spa, società finanziaria per lo sviluppo economico della regione, attraverso i rispettivi presidenti Francesco Cava e Umberto De Rose. L’accordo è finalizzato a individuare soluzioni che possano accelerare il sistema dei pagamenti e a istituire un fondo per garantire l’affidamento bancario alle imprese in difficoltà finanziaria. Una goccia nel mare. I numeri forniti da Cava fanno paura: le imprese edili calabresi muovono qualcosa come 2 miliardi di euro.
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domenica 7 agosto 2011
DELIRIOCALABRESE. L'ORGOGLIO DI ESSERE UN CALABRESE
Una delle tante bellezze della costa jonica e la CALABRIA, una terra
piena di aforismi e posti incantevoli, come il suo mare, le sue montagne e i suoi sapori.
Siamo in toscana ormai da tanto tempo, qui abbiamo costruito una parte della nostra vita, ma le nostre origini il nostro sangue che scorre e sempre quello "CALABRESE".
Le ORIGINI forse il CALORE o magari le antiche TRADIZIONI, lontani dai nostri cuori hanno fatto scaturire in noi quel delirio di far conoscere la CALABRIA "a tutti, in tutto e per tutto".
Il nostro ritrovarsi tra compaesani, come se fossimo nella nostra terra. Diversi tra noi ma forse qualcosa che ci lega, l'amore per la nostra terra, abbandonata da qualcuno e messa in un angolo di mondo, aspettando che qualcuno si ricordi di Lei. Terra di pianti, tristezze e amarezze, che ha suo tempo nulla ha dato, non per questo dobbiamo rinnegare la nostra patria, mai e poi mai, qualunque sia la vostra terra, amatela, amatela, amatela . . . anche da lontano.
. . . E da qui viene fuori il nome di ..."DELIRIOCALABRESE".
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Siamo in toscana ormai da tanto tempo, qui abbiamo costruito una parte della nostra vita, ma le nostre origini il nostro sangue che scorre e sempre quello "CALABRESE".
Le ORIGINI forse il CALORE o magari le antiche TRADIZIONI, lontani dai nostri cuori hanno fatto scaturire in noi quel delirio di far conoscere la CALABRIA "a tutti, in tutto e per tutto".
Il nostro ritrovarsi tra compaesani, come se fossimo nella nostra terra. Diversi tra noi ma forse qualcosa che ci lega, l'amore per la nostra terra, abbandonata da qualcuno e messa in un angolo di mondo, aspettando che qualcuno si ricordi di Lei. Terra di pianti, tristezze e amarezze, che ha suo tempo nulla ha dato, non per questo dobbiamo rinnegare la nostra patria, mai e poi mai, qualunque sia la vostra terra, amatela, amatela, amatela . . . anche da lontano.
. . . E da qui viene fuori il nome di ..."DELIRIOCALABRESE".
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mercoledì 3 agosto 2011
I LAGHI DI SIBARI. "LA PICCOLA VENEZIA".
I Laghi di Sibari si estendono in una zona pianeggiante al nord della Calabria, meta turistica tra le più belle del sud Italia; diventano unici se si pensa al bellissimo panorama contornato dalla catena del monte Pollino, mare con acque cristalline, sabbia setosa di origine alluvionale e l'immensa quantità di verde che rendono questo posto un vero "regalo" di Madre Natura.
Conosciuti anche come uno dei più grandi porti del Mediterraneo con i suoi quasi 3000 posti barca, offre la possibilità di arrivare con il proprio yacht e attraccare direttamente davanti alla propria villa.
Quattro penisole snodano i Laghi di Sibari; ognuna di queste si compone di diversi condomini aventi dalle 30 alle 50 ville. Il complesso residenziale, per l´intero anno, è sorvegliato da un istituto di vigilanza, che si occupa di vigilare le abitazioni e vietare l'accesso ai non residenti.
Il villaggio è dotato di tutti i confort: bar, cinema, negozi, noleggio biciclette, etc...
Varie sono anche le attività sportive che si possono praticare: sci nautico, snorkeling, pesca subacquea, windsurf, equitazione, calcetto, corsi di vela etc...
Molti i posti da visitare nelle vicinanze: Marina di Sibari, Corigliano Calabro,Rossano Calabro, Trebisacce, Villapiana, Cassano allo ionio dove troverete le terme e le bellissime (ma poco famose) Grotte di S. Angelo.
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venerdì 6 maggio 2011
CALABRIA: VIBO VALENTIA, TRATTATI COME SCHIAVI AL CIRCO TOGNI.
E' stato scoperto ieri dai carabinieri della compagnia di Vibo Valentia, provincia calabrese, un vero e proprio bunker di schiavi, il circo Wanet Togni dove dei cittadini Bulgari dipendenti presso questo mondo di attrazioni, venivano trattati come degli schiavi, privati dei loro documenti e costretti a lavorare per piu' di 18 ore al giorno senza riposare e procurarsi il cibo elimosinando per strada agli automobilisti, e rovistando nei rifiuti alla fine di ogni spettacolo.
Tutto ha inizio nel pomeriggio del 4 maggio del corrente mese il quale, alcuni dipendenti del circo accompagnati da alcuni sindacalisti, si recano presso la caserma dei carabinieri del posto, dove denunciano i fatti a loro accaduti, e quello che doveva essere un lavoro onesto e retribuito e' diventato un vero e proprio carcere, costringendoli ad orari di lavoro fuori dal normale, dalle 6.00 del mattino fino a mezzanotte con una ricompensa solo quando i lavoratori la chiedevano, per comprarsi qualcosa da mangiare, circa 150 euro il mese, concesse a rate da 10 e 20 euro. Oltre a questo, come se non bastasse, venivano mandati fuori dal circo a distribuire i biglietti per gli spettacoli, ma venivano pedinati dai circensi, per paura che scappassero o andassero a riferire tutto l'accaduto a qualcuno. Il loro alloggio era a dir poco disastroso, dividevano una serie di loculi ricavati sul piano di carico di un camion, privi di riscaldamento, acqua corrente e gas. Costretti a recarsi su di un altro camion dove era stato allestito un improvvisato bagno, condiviso da decine di persone al giorno, in condizioni igieniche che definire fatiscenti sarebbe un eufemismo, spesso privi di acqua o dello stesso sapone. I due titolari del circo Egle Lozopone ed il figlio Giuseppe Mavilla, 36 anni, ogni tanto si rassegnavano a concedergli pochi spiccioli, per comprarsi un pezzo di pane in cambio di turni massacranti senza nessun contratto o forma esistenziale.
L'incubo finalmente e' finito, grazie all'intervento degli uomini dell'arma di Vibo Valentia dei carabinieri dove hanno tratto in arresto madre e figlio, e gli stessi carabinieri si sono preoccupati dei dipendenti e di alcuni artisti circensi, anche loro vissuti in questa vicenda in condizioni disagiate, a scortarli in un posto di accoglienza in attesa di riprendere una vita normale.
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Tutto ha inizio nel pomeriggio del 4 maggio del corrente mese il quale, alcuni dipendenti del circo accompagnati da alcuni sindacalisti, si recano presso la caserma dei carabinieri del posto, dove denunciano i fatti a loro accaduti, e quello che doveva essere un lavoro onesto e retribuito e' diventato un vero e proprio carcere, costringendoli ad orari di lavoro fuori dal normale, dalle 6.00 del mattino fino a mezzanotte con una ricompensa solo quando i lavoratori la chiedevano, per comprarsi qualcosa da mangiare, circa 150 euro il mese, concesse a rate da 10 e 20 euro. Oltre a questo, come se non bastasse, venivano mandati fuori dal circo a distribuire i biglietti per gli spettacoli, ma venivano pedinati dai circensi, per paura che scappassero o andassero a riferire tutto l'accaduto a qualcuno. Il loro alloggio era a dir poco disastroso, dividevano una serie di loculi ricavati sul piano di carico di un camion, privi di riscaldamento, acqua corrente e gas. Costretti a recarsi su di un altro camion dove era stato allestito un improvvisato bagno, condiviso da decine di persone al giorno, in condizioni igieniche che definire fatiscenti sarebbe un eufemismo, spesso privi di acqua o dello stesso sapone. I due titolari del circo Egle Lozopone ed il figlio Giuseppe Mavilla, 36 anni, ogni tanto si rassegnavano a concedergli pochi spiccioli, per comprarsi un pezzo di pane in cambio di turni massacranti senza nessun contratto o forma esistenziale.
L'incubo finalmente e' finito, grazie all'intervento degli uomini dell'arma di Vibo Valentia dei carabinieri dove hanno tratto in arresto madre e figlio, e gli stessi carabinieri si sono preoccupati dei dipendenti e di alcuni artisti circensi, anche loro vissuti in questa vicenda in condizioni disagiate, a scortarli in un posto di accoglienza in attesa di riprendere una vita normale.
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mercoledì 4 maggio 2011
CRUCOLI, LA FESTA DELLA MADONNA DI MANIPUGLIA.
E' una delle più antiche feste che si conoscano. Inizia con una novena che si svolge la mattina presto, durante la quale i pellegrini si recano a piedi al santuario, ogni terza domenica di maggio, cantando antichi canti popolari di antichissima origine, infatti la sua storia si dice sia legata al ritrovamento di un quadro della Madonna con in braccio il bambin Gesu', ritrovato in mezzo ad un bosco, dove poi venne costruito il Santuario della "Madonna di Manipuglia", Il nome del luogo, Manipuglia , è spiegato in molti modi: secondo una tesi deriverebbe dal verbo latino manere (venire) al quale è
stata aggiunta la località di provenienza della pellegrina "venuta" dalla Puglia, dando così origine al nome Mani Puglia ; secondo un'altra teoria il nome del luogo fa riferimento all'immagine del quadro della Vergine le cui mani soffici, in dialetto chiamate puglie , sostenevano Gesù Bambino, luogo che dista circa 5 km dal quale la sua statua, che viene conservata nella chiesa di San Pietro e Paolo a Crucoli, viene portata fino al santuario con grande fervore dalla folla di devoti e una volta giunti li, dopo la celebrazione della santa messa, inizia il vero e proprio pellegrinaggio fino a tarda notte. Durante questi giorni, oltre alle celebrazioni religiose, c'è pure la festa civile con tanto di giochi di piazza, mercato, spettacoli e, soprattutto, bellissimi fuochi pirotecnici.
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giovedì 21 aprile 2011
LA VERA LEGGENDA DEL VINO DELLA CALABRIA.
Narrano i cantastorie calabresi che ci fu un tempo remoto in cui la vite era una semplice pianta ornamentale: non produceva né fiori né tanto meno frutti. Venne la primavera e il contadino decise di tagliarla: «Questa pianta dà ombra ai seminati» disse «la ridurrò più piccola che sia possibile». Detto fatto: il contadino la potò così energicamente che della verde pianta non rimasero che pochi rami nudi e corti. La vite pianse e un usignolo ebbe pietà di lei: «Non piangere» disse «io canterò per te, e le stelle si muoveranno a compassione». Volò sui poveri rami tronchi, vi si afferrò con le zampette e, giunta la notte, cominciò a cantare tanto dolcemente che la vite si sentì via via rinascere.Per dieci notti, le note trillanti salirono verso le stelle, finché esse si commossero e fecero discendere un po' della loro forza sulla povera pianta mutilata. Allora la vite sentì scorrere in sé una linfa nuova; i suoi nodi si gonfiarono, le sue gemme si aprirono. I primi pàmpini verdi fremettero alla brezza, e tenui riccioli verdi, i viticci, si allungarono per avvolgersi come una delicata carezza intorno alle zampine dell'uccellino. Quando l'usignolo volò via, già gli acini del primo racimolo cominciavano a dorarsi alla luce dell'alba. La vite era diventata una pianta fruttifera. E che pianta! Il suo frutto possedeva la forza delle stelle, la dolcezza del canto dell'usignolo, la luminosa letizia delle notti estive.
Se andrete in Calabria, vedrete queste piante: ceppo basso con grossi tralci aggrovigliati a fior di terra, tralci ricchi di verdi pàmpini.
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sabato 12 febbraio 2011
LA PERLA DELLA CALABRIA.
Il parco nazionale della Sila e uno delle perle pregiate della regione Calabria, un luogo davvero meraviglioso, da scoprire ricco di molti paesaggi caratteristici e itinerari ricchi di emozioni.
Le sue valli incantate, le sue stupente piante tra cui molti alberi di pino centenari, costituiscono un grande patrimonio di biodiversita', che merita di essere protetto e innanzitutto amato da chi lo scopre. E' il terzo parco per ordine cronologico, dopo il parco nazionale del pollino ed il parco Nazionale dell'aspromonte, ad essere fondato e si estende per circa 73.695 ha[2], e assumendo una forma allungata nord-sud, il suo perimetro, coinvolge le tre province Calabresi, Catanzaro, Cosenza e Crotone. Questo parco e' stato istituito nel 1997, quando in Italia si cominciava a parlare di aree protette e si cominciavano ad istituire i primi parchi Nazionali.
La sua sede e situata a Lorica che insieme a Camigliatello, sono i due polmoni che danno vita alla sua biodiversita' ed il simbolo della Sila e il lupo.
Specie depredata per secoli e fortunatamente sopravvissuta fino al 1970, anno in cui venne istituita una legge a favore della sua salvaguardia, dove tuttora vive ed e diventata la mascotte di questo meraviglioso paradiso terrestre. Torneremo piu' in la' a parlare dei suoi paesaggi caratteristici, delle sue tradizioni, ma soprattutto della sua arte culinaria.
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Le sue valli incantate, le sue stupente piante tra cui molti alberi di pino centenari, costituiscono un grande patrimonio di biodiversita', che merita di essere protetto e innanzitutto amato da chi lo scopre. E' il terzo parco per ordine cronologico, dopo il parco nazionale del pollino ed il parco Nazionale dell'aspromonte, ad essere fondato e si estende per circa 73.695 ha[2], e assumendo una forma allungata nord-sud, il suo perimetro, coinvolge le tre province Calabresi, Catanzaro, Cosenza e Crotone. Questo parco e' stato istituito nel 1997, quando in Italia si cominciava a parlare di aree protette e si cominciavano ad istituire i primi parchi Nazionali.
La sua sede e situata a Lorica che insieme a Camigliatello, sono i due polmoni che danno vita alla sua biodiversita' ed il simbolo della Sila e il lupo.
Specie depredata per secoli e fortunatamente sopravvissuta fino al 1970, anno in cui venne istituita una legge a favore della sua salvaguardia, dove tuttora vive ed e diventata la mascotte di questo meraviglioso paradiso terrestre. Torneremo piu' in la' a parlare dei suoi paesaggi caratteristici, delle sue tradizioni, ma soprattutto della sua arte culinaria.
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